
Foto di Luciano Erba (tratta da http://mangiare.milano.corriere.it/LucianoErba.jpg)
di Paolo Steffan
Ebbene sì! Voi forse lo sapevate già. Ma io no. Luciano Erba, un altro grande della poesia italiana del Novecento, se n’è andato, il 3 agosto, meno di un anno dopo la sua conterranea Alda Merini, due mesi e mezzo dopo quell’arguto marxistone di Sanguineti, certo uomo più chiacchierato di Erba: infatti Sanguineti era chiacchierato non come poeta, ma per via della cronaca politica genovese, o magari – a fondo pagina – per una serata su un palco a sputazzare istrionicamente i suoi versi, assieme ad Elio e le Storie Tese. Erba, queste cose non le faceva. E dunque, dimentichiamocelo pure!
Io sfoglio quasi tutti i giorni – ripeto: “sfoglio” e “quasi”, quindi può sfuggirmi molto – il “Corriere della Sera”. Sfoglio il televideo tutti i giorni. Sfoglio spesso le news di google in internet. Eppure, se non cercavo “Luciano Erba” in google, giusto per curiosità, chissà se mai avrei scoperto che, giusto un mese fa, il poeta ci lasciava… Il lettore più attento mi dirà: “a ben guardare, che ti frega? Ti cambia la vita?”. Risposta: non mi cambia la vita, forse non mi frega, tanto i versi restano. Ma il problema sta altrove: e cercherò di essere breve, per non annoiare chi per sbaglio ha cercato su google “Luciano Erba” ed è incappato in questo articolo qua.
Ve la ricordate l’Italia? Sì, credo di sì: il paese degli spaghetti e dei mandolini, il paese di Venezia e Napoli, del sole, del mare… e dei POETI! Lo diceva persino quell’ammazzatimpani mascellato del Duce: Un popolo di POETI di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori, così recita la facciata del palazzo della Civiltà Italiana, monumento dell’EUR, a Roma.
Di tutti i recuperi, gli ammodernamenti di certe soluzioni fasciste, fatti dal berlusconismo, certo questo è stato uno dei più riusciti: il popolo di poeti di artisti di eroi è maturato in un popolo di presentatori veline e “amici”. Nell’Italia degli studenti fino a trent’anni, nell’Italia del ricchissimo nord, nell’Italia dei mezzi di comunicazione ovunque: sapere che Luciano Erba è morto non è possibile.
Mi diranno: “Ma, in fin dei conti, che senso ha mettere in evidenza la notizia della morte di Erba, approfondire il personaggio il giorno della sua morte? Tanto non lo conosce nessuno!”. Ed ecco un’occasione in più per non conoscerlo, evitandolo a pié pari, anche nell’ultimo dei suoi giorni.
Io sono schifato, sdegnato, orripilato, da un’Italia che fa della morte del Mike Bongiorno di turno un tormentone, un piagnisteo mediatico che ti obbliga – per forza, volente o nolente, che ti piacesse o meno – a interessarti di un presentatorucolo da niente, che contribuì, più di tutti forse, all’ignoranza del popolo italiano, al suo farsi “popolino di neotribù d’analfabetismo pregne” (cito l’incipit di un mio testo in versi), ad abituarlo alla necessità dei consumi, degli acquisti in virtù del consumismo di cui il suo capo, colui che meglio di tutti – e gliene faccio, in certo senso, un merito, pur negativo – rappresenta il modello.
Ma torniamo ad Erba. Questo poeta, per quanto poco noto a me in primis, andava ricordato, fatto conoscere, almeno nei giorni vicini alla sua morte, perché è una delle voci del Novecento, di quelle che le antologie di letteratura contemporanea considerano sempre e – immagino – anche i libri di scuola (quelli della quinta superiore, che mai i prof – COLPEVOLISSIMAMENTE – arrivano a far studiare ai loro studenti: prof burocrati complici delle Gelmini di turno e ghigliottinatori di cervelli alla pomeriggiocinque!) mettono in evidenza, assieme a Sereni, Bertolucci, Luzi, Zanzotto, Giudici ecc., i grandi, i grandissimi del secolo che abbiamo appena ieri finito di vivere, ma che – senza di loro – dobbiamo ancora iniziare a capire!
Luciano Erba è del 1922, come Pasolini, di una generazione di grandissime voci letterarie. Ma, senza entrare nel merito del valore di questo o quel poeta, è incontestabile che un italiano esiga di essere informato della morte di uno di loro! Si tratta di un dovere di chi informa: e non esserne stato informato, è l’ennesima prova che in Italia nessuno informa. Ed è prova che la maggior parte degli italiani – questo lo so e non pretendo il contrario, ne prendo tristemente atto – preferisce rappresentarsi nel Mike Bongiorno, nel Gerry Scotti o nel Frizzi di turno, piuttosto che essere onorata che, l’Italia e gli italiani, la rappresentano le grandissime voci della poesia, che ormai, come scriveva Franco Cordelli sul Corriere del 5 agosto scorso, sono in via d’estinzione, anche grazie alle case editrici del profitto, che dismettono ogni giorno di più le collane di poesia! Ma di questo tipo di bavaglio, nessuna Repubblica, nessun popolo viola, nessun Di Pietro, pare fregarsene: è semplice disattenzione???…
In questo contesto di italianità svagata, cito gli ultimi versi de Lo svagato di Erba (da Il nastro di Moebius, 1980), con cui chiudo questo amareggiato interventucolo settembrino del mio blog:
Scomparsi. Distrutti da febbri spietate,
consunti da un male ignoto, lontani, non so.
Né so se torneranno, né quando né come
gli amici, i giorni, la più chiara stagione,
se tornerà la vita
perduta per disattenzione.
Caro Paolo, forse no lo sai ancora, ma la Gelmini ha proposto che a scuola si studi… Mike Bongiorno! Siamo messi peggio di quanto credevamo.
Intanto, ti devo ringraziare: cercavo una foto di Casarsa per un articolo di aggiornamento a pasolini.net, è ho trovato su Wikipedia una “miniera” di tue foto, una più bella dell’altra. Naturalmente quando le pubblicherò sul sito pasoliniano indicherò che gli scatti sono tuoi e per il momento mi complimento con te, sei veramente bravissimo!
Buona giornata e un saluto affettuoso.
Angela
Non c’è niente da fare: la poesia è per pochi. Chi dice diversamente non la comprende. Bisogna rassegnarsi ad una diffusione relativamente minima.
Ad ogni modo è un panorama, quello che si delinea, molto avvilente.
La poesia vera va scomparendo. Tranne rarissime eccezioni non ci sono veri editori né veri poeti.
Antonio Torre
Verissimo. Gli editori hanno molta colpa: credo soprattutto per 2 fatti: o sopprimono le collane di poesia, o pubblicano cani e porci: entrambe le cose mettono in difficoltà anche quei necessariamente pochi per i quali la poesia è!
P.S.
Infatti, i grandi editori sopprimono le collane, pubblicando solo chi sa farsi, o ha, un minimo di notorietà. Ne risultano scritti penosi. Si veda le poesie dei vari magistrati, politici, presentatori… Purtroppo anche volendo (almeno per il mio gusto,o resistenza) non se ne può leggere più di una (poesia). Credo che prima di provare a pubblicare qualcosa sarebbe bene leggere,anche a caso, qualcuno tra Neruda,Quasimodo,Baudelaire, Montale,Lorca, Leopardi…ed altri di questo livello o più accessibili, sempre poeti però. Poi valutare se c’è un abisso ed eventualmente desistere. Il caso delle tipografie che si spacciano per case editrici…meglio lasciar perdere. Per soldi, non pochi si intende, pubblicherebbero di tutto.
Antonio Torre
Ti ringrazio per quanto hai scritto su Luciano Erba, poeta semisconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone. Hai citato gli ultimi suoi stupendi versi, in rete non si trova praticamente altro su di lui.
Grazie.
Daniela
Grazie a te, Daniela: è per i pochi, come te, che cercano queste cose in rete, che questo blog è vissuto per oltre 2 anni.
Un saluto,
Paolo