All’associazione culturale Artestoria di Conegliano
Come cominiciare, se non dalla fine, con un ringraziamento: perché di una sera così si può soltanto dire grazie, a chi l’ha resa possibile – Andrea Zanzotto con la sua poesia, Giuliano Galletti con la sua fiducia e amicizia, Artestoria con i suoi piccoli ma generosi spazi –; ed è poi parte fondamentale di questa serata chi vi ha partecipato come ascoltatore: l’uditorio, di una quarantina di persone, era grande in quella piccola sala, che mi pareva – dal punto di vista di relatore (peraltro alla prima esperienza) – gremita. E a gremirla erano persone di tutte le età (qualche liceale, qualche studente universitario, ma anche docenti e signore); e a queste persone va il ringraziamento più grande, per aver fatto vivere, per due ore di un giovedì di novembre, la poesia, anche in un’epoca e in un luogo geografico nel quale essa pare essere clandestina: tanti (troppi e a sproposito?) la scrivono, pochissimi la leggono, l’ascoltano, la commentano.
Eppure l’opera di Andrea Zanzotto, con la monumentalità di quella di un Dante della nostra epoca, è stata scritta tutta dentro questo “quadrilatero” di cui Conegliano è quasi centro: ma si sa, sono tempi difficili per la poesia; che non sia forse anche questa una delle concause della pluriabusata parola “crisi”, che da tre anni si è materializzata anche qui con tutta tragicità? Se così è, quel giovedì sera, per quel gruppetto di clandestini studiosi-amanti-lettori-ascoltatori (ecc.) di poesia, la “crisi” non c’è stata. C’era invece qualcosa di rivoluzionario, in tempi reazionari come questi, qualcosa che Marisa Zanzotto, moglie del poeta, la quale ha presenziato dopo aver trovato un volantino del piccolo evento zanzottiano – ha descritto così:
“Credo che questa cellula [...] sia in nuce proprio quella che è la vera cultura, quella che è la passione di capire”.
E crediamo anche noi che questo sia stato lo spirito che ha animato il mio intervento, la lettura di Giuliano Galletti e l’attento pubblico; perché da capire c’è molto, un molto che diamo troppo spesso per scontato.
Due parole, ora, sul contenuto della serata: attraverso un percorso attraverso i versi di Meteo (1996) e Conglomerati (2009), passando per Sovrimpressioni (2001), credo si sia potuto “cogliere” molto di quanto c’è e si fatica a capire, molto ma per mezzo di una piccola possibile lettura, tutta mia e volta ad esortare gli ascoltatori a trovarne infinite altre: ho cercato di far godere prima della “gioia” e della “bellezza”, poi della grande “inquietudine” comunicata attraverso la durezza di molti versi, e attraverso l’abbruttimento dei paesaggi. Le fotografie che ho scattato e scelto, per far da compendio ai versi letti, sono state uno strumento (anche estetico, oltre che documentario) utile a far capire la forte connessione che può esserci tra la realtà vissuta e le forme d’arte, che spesso vengono bollate come intellettualistiche e difficili. In realtà è un problema di incapacità del lettore di porsi nella condizione atta a “cogliere”, attraverso uno straordinario impianto visivo-sonoro, immagini-concetti che in primis sono godibili coi sensi; certo, poi solo l’interesse e la fatica della concentrazione e dello studio possono dare accesso alla grande conoscenza a cui solo la poesia, o le arti visive, rendono possibile l’avvicinamento.
I testi antologizzati per il percorso di lettura che ho proposto, imperniato su forma e colore nell’ultima fase compositiva di Zanzotto (anni novanta-duemila), sono gli haiku di Meteo (dedicati a papaveri, topinambùr, tarassaco, lanugini, neve e vitalbe) e quelli di Sovrimpressioni (dedicati al verde dei Palù), oltre che il dittico (1) Addio a Ligonàs / (2) Rio fu di Conglomerati e, per chiudere con un testo che avesse valenza assoluta di epitome di quanto detto in circa 90 minuti di conferenza, Uno vi fu, uno di Sovrimpressioni.
Risensibilizzarci ai colori e alle forme che stanno dentro, ma anche alla base, delle più alte creazioni artistiche della nostra civiltà, non può che portarci verso una strada salvifica, magari una strada “bianca”, come quelle – sempre meno – delle nostre campagne, o “bianca” e (forse) salvifica come la “mai mancante neve di metà maggio“; è quanto teorizzo in un mio articolo, leggibile a questo indirizzo: http://steffanpaulus.wordpress.com/2011/07/04/i-luoghi-zanzottiani/, al quale troverete anche alcune foto dei luoghi citati nei versi del poeta di cui, in quella bella sera di novembre, si è discusso, con la mente pervasa da varietà zanzottiane!
Paolo Steffan, 10 novembre 2011


[...] fortunata serata, il 3 novembre 2011, all’ass. culturale Artestoria (di cui ho già scritto: http://steffanpaulus.wordpress.com/2011/11/10/intorno-a-una-serata-sulla-poesia-di-andrea-zanzotto-p…), io e il prof. Giuliano Galletti, uomo coltissimo grazie al quale sono stato proposto come giovane [...]