di Paolo Steffan
Conegliano, 18 gennaio 2012 – Dopo una fortunata serata, il 3 novembre 2011, all’ass. culturale Artestoria (di cui ho già scritto: http://steffanpaulus.wordpress.com/2011/11/10/intorno-a-una-serata-sulla-poesia-di-andrea-zanzotto-parlando-leggendo-guardando/), io e il prof. Giuliano Galletti, uomo coltissimo grazie al quale sono stato proposto come giovane interprete della poesia zanzottiana recente, siamo stati richiesti dalla prof.ssa Annamaria Caligaris, direttrice dell’Auser-Università Aperta di Conegliano, innamoratasi di quanto proposto il 3 novembre, per una nuova tappa presso il suo istituto.
La lezione si è tenuta nel pomeriggio del 18 gennaio, in presenza di un uditorio numericamente raddoppiato rispetto a quello del novembre scorso; computer, proiettore e microfono erano accesi e perfettamente funzionanti, poiché avviati dalla sapiente mano e dal simpatico volto del buon professor Cummaudo, ex docente di educazione tecnica, che ho avuto alle scuole medie (10 anni fa oramai!) e che sono stato felicissimo di avere tra il mio pubblico: pubblico che ho trovato interessato e attento (in un ambiente più giovane di tanti ambienti giovanilistici) ad ogni passo di quella che era una passeggiata poetico-geografica, dal titolo A Zanzotto: una passeggiata tra “tre palazzetti” e “cento capannoni puzzolenti”.
Malgrado la lezione che avevo preparato percorresse (com’era desiderio di Annamaria) gran parte del tracciato già proposto il 3 novembre, la signora Marisa Zanzotto ha voluto presenziarvi nuovamente, invitando questa volta anche il poeta Luciano Cecchinel, che per me e Giuliano è stato un onore avere con noi; con la sua discrezione, con i suoi occhi chiari e profondi, il professor Cecchinel ha seguito tutta la lezione e alla fine, attendendo il suo turno, ha avuto nei miei confronti delle belle e animate parole, delle quali gli sono molto grato.
***
Il cuore della lezione – tutta interna all’ultima stagione della poesia di Zanzotto – era il contrasto tra due idee e modi di concepire – nell’arte zanzottiana e, alle radici di essa, nella realtà – il “giardino”, dagli haiku gialli-rossi-verdi su topinambùr, papaveri, Palù (in Meteo ’96 e Sovrimpressioni ’01) ai “cento capannoni puzzolenti” di Addio a Ligonàs (Conglomerati ’09); il tutto incorniciato da un breve contesto storico per immagini: uno Zanzotto che inizia a scrivere negli anni dei campi di sterminio, rifugiandosi nel paesaggio dopo le peggiori aberrazioni umane, e che finisce, con le sue tre ultime raccolte, per scrivere negli anni dello stermino dei campi: campi di sterminio e sterminio dei campi, due luoghi-azioni che Zanzotto, negli ultimi anni, aveva dichiarato essere messe in moto dalla stessa logica. Eppure, la speranza, negata nei versi di Addio a Ligonàs, è poi riaffermata con forza nel cuore dello stesso Conglomerati, dove esistono luoghi come L’aria di Dolle, testo nel quale è forse l’abbandono, forse una sacralità troppo forte ancora, a darci un modello alternativo miracolosamente esistente, nel quale è ancora possibile vivere, con i “tre palazzetti” (alla Rio Bo di Palazzeschi) e con la poesia, che, a Dolle (Rolle) sì, può ancora trovare respiro!
Ultima annotazione: la lezione in questione è stata dedicata alle vittime umane, animali ed arboree di tutti gli stermini perpetrati dall’umanità.
Con un grazie all’insostituibile Giuliano Galletti,
e con immensa gratitudine ad Annamaria Caligaris e ai frequentatori dell’AUSER,
Paolo Steffan
***
Tre proiezioni significative:




Gli ultimi commenti